101

Resto dove non sono

Nella piana velata delle ombre

Dei deceduti per eccesso

Di parole o di silenzi furiosi

Sola ho la mano

Che alla recisa vena

S’afferra e garrisce

Un lamento di fate silvane

Ecco dunque il deliquio

Il livore l’atroce dolore

Si fan le beffe dei ciarlatani

Che vendevan unguenti

Per la scrofola o la pellagra

Fatti di erbe e piscio

Vedo i loro visi grassocci

I loro colli pieni

Le loro mani unte e le sporche

Unghie da sistemare

Il carrozzone dei miei deliri

S’allontana dal villaggio

Dove un tempo misi radici di latta

E di latte tutto si copre

Quando neve scende sulle

Stolte baracche fredde nel gelo

D’un dito malato d’argiria

Quando nave salpa da me

Gonfia di demoni e spiritelli

Impudenti lor sono a migliaia

Sento il mio odore di oggi

Lo spazio tra le punte dei capelli

E il niente che ogni cosa cinge