Resto dove non sono
Nella piana velata delle ombre
Dei deceduti per eccesso
Di parole o di silenzi furiosi
Sola ho la mano
Che alla recisa vena
S’afferra e garrisce
Un lamento di fate silvane
Ecco dunque il deliquio
Il livore l’atroce dolore
Si fan le beffe dei ciarlatani
Che vendevan unguenti
Per la scrofola o la pellagra
Fatti di erbe e piscio
Vedo i loro visi grassocci
I loro colli pieni
Le loro mani unte e le sporche
Unghie da sistemare
Il carrozzone dei miei deliri
S’allontana dal villaggio
Dove un tempo misi radici di latta
E di latte tutto si copre
Quando neve scende sulle
Stolte baracche fredde nel gelo
D’un dito malato d’argiria
Quando nave salpa da me
Gonfia di demoni e spiritelli
Impudenti lor sono a migliaia
Sento il mio odore di oggi
Lo spazio tra le punte dei capelli
E il niente che ogni cosa cinge