A te che ti ergi a imperativo morale
Io, vigliacco e traditore
Porto con me le mie menzogne
Al bisogno le srotolo come tappeti
Così i tuoi passi più non avanzano
Ma nel periglio di sabbie antiche
Sgomenti affondano fino alla vita
Ah vita vita come ti malmeno
Fino a scoprire le tue ossa di ossidiana
Agli albori remoti d’un’umanità perduta
Dici ancora: le mie braccia sono serpi
T’abbraccerò fino a farti venir meno
Tu che mi stritoli tra queste mura
Dove riposa ignaro nostro figlio
Tu che non mi dai che silenzi
Dove sei se non altrove sempre
E sempre scagli su di me la tua noncuranza
Non ho risposte per le parole
Posso incidere le mie carni se t’aggrada
O ancora venir meno a tuo comando
Ma non chiedermi di esserci
Perché io non sono che assenza