Sono il frutto malato dell’incoscienza
E della più acre delle discordie
Sono cresciuto nelle foglie dei salici
Nelle unghie dei gatti selvatici
Ho bevuto il fiele delle rane
le salive delle verdi vipere
Sono l’ascoso crepaccio
Il fusto macilento sdraiato nel bosco
Ho tra le dita il tremore dei dolori
Mi nutro d’ogni bestia lasciata ai livori
Buio è il mio richiamo dell’uomo
Mai domo s’appressa al mio cospetto
Io, male, l’aspetto sotto il cielo fosco