25

È ora di cena sediamo al tavolo

Ci guardiamo miti e indifferenti

Come due capre che brucano trifogli

Non sono altri pensieri a portarci lontano

Non il lavoro, le bollette, i figli

Ma il cane che a breve sarà sui navigli

Te ed io mano per mano

Mai così lontani

dai tempi dove era l’amore

A sembrarci mai vano.

24

Ti meno per i vicoli nel tuo carrozzino

Piccola gemma di visceri

Lare dagli occhi di cielo

Ambra e fior di pesco

Ti meno sull’aspro selciato

Per farti udire lo sciabordio delle onde,

Così noi ce ne andiamo d’altronde

Spersi per mondi mio avanzo di pane

Figlio mio, mio solo restare.

23

Forse che l’orbo oblio del tempo

Preserva nera schiena

ove tutto ciò che non è stato né sarà

Muove spiriti inquieti

come mare sotterraneo?

Mai dimentico dei di lei capelli,

di vago seno, di dita sottili,

eppur, sopra ogni cosa

come fonte di luce

a chiuder gli occhi

lascia chiarezza e forma,

così accade

in cotale oscurità

veder il viso suo raggiante

22

La possibilità della pagina bianca

Oggi diviene orrore

Il nulla si dispiega immobile

Nell’inchiostro che resiste alla penna

Lettere sparse come macchie

Sul banco del macellaio,

oggi creare diviene l’orrore

del coltello sulla carta

che nasconde altra carta

come onda che rigetta la spuma

come foglie in mucchi sparsi

come piuma su piuma

21

Io sono, essi val lo stesso

Declino in egual maniera

Me

E la legione dei demoni miei