Fa di me ciò che vuoi
Disse all’uomo la natura
Svergognata e rancorosa
Giungerò con le acque
Bisbigliò non udita
Ancora non udita
Fa di me ciò che vuoi
Disse all’uomo la natura
Svergognata e rancorosa
Giungerò con le acque
Bisbigliò non udita
Ancora non udita
Non sarà certo vano far sedere le persone
E chiuder loro gli occhi con docili parole
Forse che in ogni respiro
Non si cela l’ordito dell’universo?
Se al bisogno risponde un oggetto
Arido è il fine, vano il proposito
Se risponde la parola che sia essa veritiera
Come il segno che la porta
Se è la vita stessa che sia degna e vigile e retta
Vorrei adoperare le mani
Per creare cose
Per toccare la terra il legno il ferro.
Diverso qualcosa vorrei
Da tutte quelle notti passate
A mangiarmi le dita
A pensare d’esser poeta
Te ne stai in un canto a ordire
Sull’orlo di una parola di troppo
Rifiati nel cesello delle tue lungaggini
Dei tuoi raggiri, delle tue torsioni.
Sei quel grande cipresso che tutto
S’avvita nel giardino paterno
Senza comprendere se muove verso la luce
O cerca strada verso l’averno.