180

Ci lasciammo sul golfo di sera

Fiele sgorgava dalle nostre labbra

Di vino e altri spiriti ebbri eravamo

Per un mai più mai più che s’invera

Possiamo certo tralasciare

L’uno l’esistenza dell’altro

Il tempo è artigiano scaltro

Scuce il tempo e i suoi merletti

Ti han dipinta invecchiata

Per farmi forse benevolenza

Credono che di te non so far senza

Non sanno forse che t’ho amata?

Mi hanno visto darti ogni cosa

Fino a strapparmi vesti e carne

Della pietà vostra non so che farne

Il mio cuore adesso quieto riposa

179

Ho cosparso di ricordi

Le ferite dell’agnello

Solo il canto del fringuello

Mi rammenta i bagordi

Di voi che sarete pietra

Al volgere del primo sole

Voi schiera di chi non vuole

Sentire la sacra cetra

Saul ride arso dalla follia

Cala la sua mano sulle genti

Non trova oggi che lamenti

Di chi vuole andare via

Ergiti pastore fuscello al vento

Raduna le greggi bianche

Muovi anche se le membra sono stanche

T’attende la terra dove non abita tormento

178

Mia amata

Piove stamane

È domenica

Ce ne stiamo

Tra le coperte

Come conigli

Nelle tane

Al suono

Della caccia

177

Si può tutto lasciare alle correnti

Anche il nostro amore

Che fluisca senza posa

Torrente verso valli piane

S’apre e diviene fiume placido

Porta con sé i detriti d’altre stagioni

S’impaluda nelle anse tra i canneti

Si fa denso come bianca bile

Mi lasciasti in un pomeriggio di settembre

Sempre accade se troppe son le promesse

Non si regge al peso d’esse

I polsi recano adesso le ferite

D’una vita che sperava e che non volle

Più esser vita per divenire fiamma

Mi salvarono per caso o per volere dell’Eterno

Passerò i tremori dello spirito d’inverno

Per scivolare lento verso primavera

Non lo sai amor mio che l’amor s’invera

Quando il lamento divien preghiera

176

A te che ti ergi a imperativo morale

Io, vigliacco e traditore

Porto con me le mie menzogne

Al bisogno le srotolo come tappeti

Così i tuoi passi più non avanzano

Ma nel periglio di sabbie antiche

Sgomenti affondano fino alla vita

Ah vita vita come ti malmeno

Fino a scoprire le tue ossa di ossidiana

Agli albori remoti d’un’umanità perduta

Dici ancora: le mie braccia sono serpi

T’abbraccerò fino a farti venir meno

Tu che mi stritoli tra queste mura

Dove riposa ignaro nostro figlio

Tu che non mi dai che silenzi

Dove sei se non altrove sempre

E sempre scagli su di me la tua noncuranza

Non ho risposte per le parole

Posso incidere le mie carni se t’aggrada

O ancora venir meno a tuo comando

Ma non chiedermi di esserci

Perché io non sono che assenza