Ho preso delle ortensie fresche
Per la festa di tutte le madri
Una domenica di pioggia
Stava il fioraio dietro al bancone
A far mazzi con mani di sarto
Grandi e grigi erano i suoi occhi
Pareva dir: si può vender fiori con occhi tristi
Ho preso delle ortensie fresche
Per la festa di tutte le madri
Una domenica di pioggia
Stava il fioraio dietro al bancone
A far mazzi con mani di sarto
Grandi e grigi erano i suoi occhi
Pareva dir: si può vender fiori con occhi tristi
Baracche lerce
Anime scavate pronte alla brace
Chi non lavora è perduto
Si sa il lavoro rende liberi
Quei mucchi di corpi sono tutta la storia del mondo
Condensata in un moto di sopraffazione
Quando uomo colpì uomo
Il bell’Abel e il suo sangue che grida
Dalla terra che legioni di altri anime accolse
Non voglio oggi rammentare il dolore del mondo
Ma per diletto dell’ucronia pensare a voi
A voi tutti che stringete mani e petti
E colmate l’aria di un canto di sol amore
Dove non c’è alcun talento
Il verso incede spurio
Non ha calzari di Mercuri
Si dimena nel tormento
Là nell’abisso dei dimenticati
Orde di anime senza più voce
Forse ricordano chi morì in croce
Forse sperano ancora in migliori fati
Buon dio della pienezza
Dei contorni definiti
Delle belle parole ordinate
Lascio con chiarezza parole al vento
Le distillo nel taccuino che andrà perso
Che un figlio forse aprirà
I versi nobili non dicono parole
par più una tessitura di rimandi
senza nodi stretti o blandi
di ragni boschivi sono prole
Contornano gli spazi con la tela
i costrutti ci cadono come mosche
che sian cangianti o malie fosche
Sparsi in mare senza vela
Ho trascorso la mattina
nei reticoli di sillabe
Aspettando la sibilla
il suo grave responso
È scomparsa tra le pieghe
dei broccati di bianche nubi
una sola parola m’ha detto: scrivi
Si è fatto vorace il tempo
Serraglio d’ogni attimo trascorso
Massi in fila senza ricorso
Nessun sguardo anzitempo
Ho deposto ai piedi d’un abete
Vivaci ghirlande di rose
Colte sol ieri dal giardino delle spose
Quando le ore erano chete
Mai avrei pensato all’amore
Guida ultima e raro ardore
Mai sarei salito sui rami dell’abete
Elevarsi alle nubi paion bianche sete
Ma scendere tocca per i mondani affari
Cingerò altre ghirlande forse domani